16/01/2012

Intelligibilità

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Sono un estimatore di David Lynch, anche se non lo conosco appieno. Di certo Mullholland driver e Inland Empire hanno sconvolto la mia percezione, il mio modo di sentire. Come  venticinque anni fa mi rapirono Fellini, Visconti, Pasolini, Bergman, vent'anni fa Herzog, Wenders, Kubrick, Truffaut, quindici anni fa Welles, Kusturiza, Greenaway, dieci anni fa  Murnau, Pabst, Buñuel, Lang cinque anni fa Antonioni, Germi, Tarantino, Altman, più recentemente Tarkovskij, Paradzanov, Reitz, Gilliam. Dunque alla mia età dovrebbe essere difficile stupirsi, ma Lynch ci è riuscito come se fossi un adolescente, meglio, uno sprovveduto adolescente della mia generazione che non aveva a disposizione tanta tecnologia a buon mercato. Ma il punto su cui volevo rubarvi del tempo è un altro: perchè se Lynch - che pure è andato incontro a fiaschi - succede quando si hanno delle idee e non ci si piega alle ragioni di mercato - gira un film senza trama, lungo  tre ore, dove neppure attori professionisti si rendono conto di quello che sta succendendo, si grida - e sono anch'io tra questi - al miracolo, all'innovazione linguistica, mentre se io scrivo 130 pagine come ne scriverebbe Pynchon  1100, o De Lillo 900, vengo definito da questi sedicenti docenti di corsi di scrittura creativa, agenti editoriali, ecc. come uno che non segue le regole basilari dello scrivere, infila troppi personaggi, troppe sottotrame, troppe citazioni erudite? Di certo non mi posso paragonare agli autori suddetti, che - non dimentichiamolo - come Lynch sono anche personaggi di un mondo per me inavvicinabile. Tuttavia se è vero che ho molto da imparare, è anche vero che chi mi giudica, dovrebbe aver letto questi autori, che peraltro io stesso lessi dopo aver scritto Nelle spire del Tempo, dal momento che il proprio lavoro lo svolge come professione principale e non come hobby. Rimane la soluzione vecchia, ma un po' impraticabile per me: studiare una lingua e proporre queste idee all'estero.    

19:53 Scritto da: amfortas1 | Link permanente | Commenti (2) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

Commenti

L’estero come una scappatoia, una valvola di sicurezza, ma sarà poi così ?.
Certamente è sempre stato il miraggio degli emigranti che al patir della fame hanno preferito l’ignoto e attraversare il mare. Qualcuno ha raggiunto l’agognata meta ma a dir del mare quanti ne ha inghiottiti !.
No Paolo, il tuo posto è qui, resta a presidiare questa ultima trincea che è la scuola, che mai ti onorerà e se mai lo farà non lo farà sinceramente.
Continua a scrivere con tutti gli errori che occorrono basta che siano veramente i tuoi, sarebbe troppo sciocco sbagliare per assecondare il bel pensare degli altri. Non rincorrere il riconoscimento perché il tuo operare potrebbe essere invisibile, un plasma vitale che non puoi percorrere come una economia.

Scritto da: Antonio | 06/03/2012

Che dire? La risposta è stata superiore alla mia modesta provacazione, caro Antonio, e non posso rispondere che con fatti, non parole

Scritto da: amfortas1 | 06/03/2012

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